Tuttavia, né velocità, né curiosità riescono a celare la sua gioia sentendo quelle parole su Marco. “Lo ami?” “Si” La sua voce esce sicura, decisa, dolce, amorevole.
Che lovvola Emma
CITAZIONE
“Tu hai rapito Marco, lo ha messo a rischio degli sfoghi sessuali di una ragazzina di diciotto anni, gli hai sparato ad una gamba, lo ha recluso per tre giorni e gli hai fatto rischiare la vita, privandolo del suo spruzzo per l’asma solo perché volevi un aumento sull’assegno di mantenimento da me?” Rotea gli occhi al cielo, esasperata. “Ma è ovvio, no?” “Ma io ti denuncio!” “Cosa?!” “Hai capito!” “Come puoi fare una cosa del genere?” “E tu come hai potuto farla?” “Non lo so!” “Come non lo sai?” “Cioè, lo so, ma non lo so!”
Questa è più matta della Sensi
La canzone Troppo wonderfullerrima questa FF Peccato non manchi molto alla fine
A te la mia fedeltà, il mio coraggio, la lealtà e la mia voce nella gola A te che sei la mia Roma ovunque tu sarai MaisolaMAI
Mancano ancora quattro capitoli! E poi, non sai cos'ho in cantiere...
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
Ed eccomi con un ciappy, tranquillo, tranquillo, prima della risoluzione dell'ultimo caso del nostro Paper. Buona Lettura!!
CAPITOLO XXI
Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle storie fotografate dentro un album rilegato in pelle tuoni d'aerei supersonici che fanno alzar la testa e il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate e un treno per l'America senza fermate avrai una donna acerba e un giovane dolore viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
Marco Apro gli occhi, guardando in alto, sorpreso. Sono steso in un letto, chiuso in una stanza bianca, illuminata solo dalla luce opaca della luna, che filtra dalla finestra. Cerco di alzarmi, ma non ci riesco. Dei tubicini sono infilati nel naso e la spalla è stata fasciata, ma è ancora dolorante. Sbuffo, cominciando a capire. Sono in ospedale. Che noia. A Luca sarà venuto un infarto. Mi farà a pezzi, quando verrà qui. E dovrò anche dirgli di Elisabetta. Diamine! Ci mancava solo questa. Che incredibile seccatura. Sbuffo, cercando di respirare dal naso, che, però, si rifiuta categoricamente di collaborare. Tento di nuovo ad alzarmi, ma stavolta sono un paio di mani a bloccarmi. “Non ci provare nemmeno” La voce di Luca suona così decisa e perentoria che non trovo neppure la forza di replicare, così mi rimetto steso. “Ehi, Luca” “Ehi, Marco” “Come va?” Fingo indifferenza, trovando un improvviso quanto incredibile interesse nella posizione delle stelle. Che carine che sono. Ah-Ah. Sicuramente meglio guardare la loro posizione, piuttosto l’espressione di Luca. “Come ti senti?” La sua voce suona preoccupata, ansiosa. È sempre stato un tipo molto apprensivo. Figuriamoci adesso, che stavo per esser fatto a pezzi dalla sua ex moglie. Probabilmente, è il minimo. “Marco, guardami negli occhi” Il suo tono non è ordinatore, ma delicato, affettuoso. Me lo chiede, non me lo impone. Alzo lo sguardo ed incontro il suo, ricco d’ansia. “Mi sento come se mi fosse appena passato sopra un camion a trecento cilindrate” Sospira, e si avvicina, toccandomi la fronte. “Hai ancora la febbre” Sbuffo. Anche questa, adesso. “Luca, devo raccontarti certe cose” “Tranquillo. So già tutto” “E come?” “Ho parlato con Simona, mentre tu eri privo di conoscenza” “Ah” “Già” “E cosa ti ehm… cos’è che ti ha detto, precisamente?” Sorride, maliziosamente. “A parte il fatto che è pazza di te?” Abbasso lo sguardo, imbarazzato, tirandogli un cuscino. Lo afferra e me lo rilancia. “Dai, Luca, non scherzare!” “Ok. Ma non credo che mi abbia detto qualcosa che tu non sappia: mi ha parlato di quello che è successo e del motivo. Comunque, fra l’altro, Gianni è stato arrestato. A proposito, potrei sapere come ti è saltato in mente di nascondere quelle foto in lavatrice?!” “Luca, non sapevo dove metterle” “Non voglio nemmeno risponderti” “Ah, che simpatico che sei” “Comunque, ti hanno fasciato la spalla e hai avuto un attacco d’asma. Stai abbastanza bene, a parte il fatto che hai 39 di febbre” “39?!” “Si” “E quando me ne posso andare?” “Se ti scende, anche domani. Così impaziente?” “Non mi piace l’ospedale” “Ah, pensavo che ci tenessi a vedere qualcuno. Anzi, qualcuna” Arrossisco all’istante. “Scusa?” “No, dicevo pensavo che volessi vedere Emma. No, perché è passata ed era molto in ansia per te. Ah, mi ha anche detto che ti ama, ma penso che tu lo sappia già” “Ah” “Eh, già” “Ehm… sì” Abbasso lo sguardo, nell’imbarazzo più totale. Luca si avvicina, sistemandomi la fasciatura, poi fa per alzarsi, ma lo blocco per un braccio. Si risiede, aspettando che sia io il primo a parlare. “Volevo parlarti di Elisabetta” Il suo sguardo si incupisce. “Non ti preoccupare, ci ho parlato io: è tutto risolto” Annuisco, un po’ spaesato. La testa mi pulsa e sento sul serio la febbre. Forse, mi sta salendo. Reprimo uno sbuffo. “Come hai fatto a trovarmi?” “Carla. Aveva sentito delle cose e mi ha chiamato. Sono arrivato prima possibile. Pensavo anche che fossimo arrivati troppo tardi. Non me lo sarei mai perdonato” Alzo lo sguardo, ma non incontro il su, basso. Serra gli occhi, poi mi fissa, deciso. “Marco, perché non mi hai mai detto niente?” So che per lui la risposta a questa domanda conta più di qualsiasi altra cosa al mondo. Non averglielo detto per me è stato molto difficile. Ma per lui, dev’esser stata una sofferenza incommensurabile. Probabilmente, è stato peggio che se gli avessi urlato contro o lo avessi offeso profondamente. “Non volevo cacciarti in questo guaio” “Perché?. Tu sai che io ti sarei stato vicino” “Lo so. Ed è per questo che non ho voluto dirtelo. Non volevo che tu rischiassi, per me” “Lo avrei fatto” “Beh, io non volevo metterti in mezzo. So quanti casini ti ho combinato, in passato. Non volevo creartene altri” “Tu non mi hai mai creato nessun casino. Io voglio starti vicino. Lo sai che non vorrei mai lasciarti solo. E stavolta è successo” Mi alzo e lo abbraccio. “Ma tu c’eri, Luca. E senza di te, non so come avrei fatto. Grazie, Luca. Ti voglio un mondo di bene" Sbuffa, stringendomi. "Anche io, Marco" Davvero
Emma “No, Sabry, ma sei fuori di testa?! Cosa devo fare con quel coso pornografico? Devo andare a cena, in un ristorante, non in un club night!” “Fidati di me: queste cose funzionano! Lo vuoi o no?” “A parte che non sono sicura di aver capito bene l’oggetto del desiderio, o forse non voglio, ma, comunque, tu sei una pazza: io non voglio niente” “E allora perché ci esci insieme?” Sbuffo, guardando in alto. Marco è uscito dall’ospedale da circa cinque giorni e mi ha chiesto di vederci, stasera. Inutile dire che ho accettato. Con anche un certo entusiasmo, devo dire. E ora non so come comportarmi. Lo amo. Ne sono certa. Alla fine, indosso un abito blu pervinca, non troppo corto, con un paio di stivaletti dello stesso colore. Il suono del citofono mi avverte del suo arrivo.
Marco Prendo fiato, un po’ agitato. Indosso un paio di jeans scuri, sotto una camicia bianca ed una giacca scura. Detesto vestirmi elegante, o, per meglio dire, da pinguino, ma non avevo altra scelta. Quando ci vuole, ci vuole. Il portone del palazzo di Emma si apre e quello che vedo mi lascia senza fiato. È bellissima. Assolutamente strepitosa. Sembra una dea. “Sei stupenda” Le parole mi escono spontaneamente dalla bocca, quasi da sé. Ma è la pura verità. La faccio salire in macchina e l’accompagno nel ristorante che ho prenotato. Mangiamo velocemente, senza che riesca a togliere gli occhi da dosso. È come una calamita, per me. “Grazie per la serata” La sua voce suona delicata, mentre parcheggio sotto il suo palazzo. “Vuoi salire?” La domanda mi coglie un po’ alla sprovvista. Per essere un esperto in certe situazioni, devo ammettere che non ci avevo proprio pensato. Ok, un po’ sì, forse, ma non ci speravo più di tanto. “Ok” La seguo nel suo piccolo appartamento. Un caldo innaturale riempie la stanza dove ci sediamo. Accendo distrattamente la radio, quasi in trance. La musica è una parte così importante nella mia vita, che nemmeno mi rendo conto di quanto sia presente. Alla prima stazione che sintonizzo, una calda e gentile voce femminile annuncia che, tra breve, inizieranno a trasmettere dei brani di nuovi cantanti emergenti. “Tieni” Emma mi porge un bicchiere d’acqua, che bevo d’un sorso. Un caldo insopportabile mi fa sudare, a livello del colletto. Cerco di sbottonarlo, ma invano. “Aspetta, ti aiuto io” Emma si sporge, aiutandomi a sbottonare il primo bottoncino della camicia. Nel farlo, mi mostra un’ampia visuale del suo abbondante decolté. Sento la sua pelle scottare sulla mia, a livelle delle gambe, attraverso la stoffa di raso sottile che compone il suo vestito. Mi sporgo un po’ di più, finchè i nostri nasi si sfiorano. Respiriamo la stessa aria.
Non basterà settembre per dimenticare il mare le cose che ci siamo detti non siamo quegli amori che consumano l’estate che promettono una mezza verità l’oroscopo mi dice che non ti riconterò ma in fondo alle stelle chi ci crede più mi sento camminare appesa a un filo in mezzo a un temporale aspetto che a salvarmi passi tu
E la bacio. La sua voce, sensuale e graffiante, fa da colonna sonora ad un momento che ricorderò per sempre. Le sue mani salgono tremolanti al mio petto, iniziando a sbottonare la camicia bianca. Lentamente, me la sfila, continuando a giocare con le mie labbra, mentre le nostre lingue lottano con passione e sentimento.
Io non voglio averti tra i ricordi di un estate io non so sognarti voglio viverti davvero voglio baciarti davvero parlarci davvero magari fino ad odiarti ma davvero io non voglio averti tra le foto di un estate io non so andare avanti senza crederci davvero voglio saziarti davvero bastarti davvero magari fino a perderti davvero, davvero
La mia mano sale furtiva sulla sua gamba, alzandole l’orlo della gonna. La mia camicia scivola via, mentre le sue mani mi accarezzano il petto. Alzo l’orlo del vestito, accarezzandole la schiena calda. Un brivido mi percorre, mentre le sue mani slacciano la cerniera dei miei jeans, insieme ad una scossa di adrenalina pura.
La vita fa sorridere annoia e poi stravolge oggetti che ci siamo fatti e tutti quei propositi si sciolgono col sale portandoti alla solita realtà l’istinto suggeriste prima o poi mi cercherai ma al destino chi ci crede più mi sento camminare appesa a un filo in mezzo a un temporale aspetto che a salvarmi passi tu
Le sfilo completamente il vestito, che cede, raggiungendo la mia camicia e i miei jeans sul parquet della sua piccola camera da letto, illuminata solo dalla leggera luce della luna, che filtra attraverso l’unico spiraglio aperto. Un altro brivido mi percorre la schiena, mentre mi spinge docilmente sul letto, per poi distendersi sopra di me.
Io non voglio averti tra i ricordi di un estate io non so sognarti voglio viverti davvero voglio baciarti davvero parlarci davvero magari fino ad odiarti ma davvero io non voglio averti tra le foto di un estate io non so andare avanti senza crederci davvero voglio saziarti davvero bastarti davvero magari fino a perderti davvero davvero, davvero, davvero magari fino a perderti
Le sfioro l’elastico degli slip, mentre un boato, fuori da questo piccolo angolo di cielo stellato, annuncia l’arrivo di un temporale. Ed accompagna la nostra unione. Nell’istante in cui tutto perde un significato. Nell’istante in cui ogni cosa cede di esser importante, al di fuori di noi. Nell’istante in cui tutto ciò che conta è dentro di noi.
Io non voglio averti tra i ricordi di un estate non so sognarti voglio viverti davvero voglio crederci davvero saziarti davvero baciarti davvero parlarci davvero magari fino a perderti Davvero
La canzone va lentamente a sfumare, lasciando spazio solo ai tuoi lenti sospiri, mentre ti adagi al mio fianco, lasciandoti stringere tra le mie braccia. Non c’è più spazio per nulla, ormai. Solo per due parole. “Ti amo” “Anch’io” Davvero.
NOTE AL CAPITOLO CANZONI UTILIZZATE: AVRAI DI CLAUDIO BAGLIONI DAVVERO DI EMMA MARRONE
PS Spero non sia troppo lungo!
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
È grazie a te se sono così, mamma se solamente ripenso a ogni pianto che hai spento ed ogni momento che spendo pensando a te, mamma è una nuova rima che nasce un bambino combatte le sue guerre e cresce guidato dalle tue dita dotate di grazia infinita è chi mi ha dato vita e se strabilio è il bene che ti voglio oltre a essere tuo figlio la cosa più bella è che ti assomiglio non so come lo sai fare tu mi sai consigliare per distinguere il bene dal male e ogni tuo bacio è il più dolce dei frutti che abbia mai assaggiato Mai lascerò che qualcuno ci divida e se al mio fianco ti avrò accetterò ogni sfida amor de mi vida sei il mio angelo fammi da guida
Marco Gentile Signor Carta, la contattiamo per convocarla all’aggiornamento definitivo del processo riguardo l’improvvisa scomparsa della sig.ra Monica Gentile, mossa accusa ai danni della dott.ssa Luisa Merola. Il processo, al quale la invitiamo caldamente a prender parte, nel suo interesse e in quello della sua famiglia, si terrà mercoledì 12 Dicembre, presso il tribunale Torellino, Via Michele Placida Padula (Milano) Cordiali saluti, nella speranza di vederla presto Il magistrato Luigi Fiancarli Rileggo la lettera per la centesima volta. È passato più di un mese, da quando è arrivata. In quel giorno lontano, in cui Luca era andato ad un convegno ed io ero rimasto solo in casa. Mi arrivò la raccomandata e rimasi sconvolto. Il telegramma era stato inviato dal tribunale di Cagliari, ma, per ragioni di sicurezza, il processo si terrà qui, a Milano. Tra pochissimi giorni. E io non l’ho neanche detto a nessuno. Solo Simone sa. Una parte di me non vorrebbe parlarne con nessuno. Un’altra, invece, grida di correre di filato da Luca, per sputare tutto. Sbuffo, mentre mi stendo sul mio letto. Luca è nella stanza accanto, a parlare con qualcuno. Sarà Marta, o Cassandra. In questo momento, non mi interessa più di tanto. Anzi, non m’interessa proprio. Vorrei solo risolvere questa questione, senza troppi problemi. La situazione si riassume in un semplice fatto: dopo la morte di mia madre, si scoprì che la dottoressa che l’aveva operata faceva uso di sostanze stupefacenti e, per questo motivo, l’operazione era stata giudicata faziosa ed irrisoria. La dottoressa in questione, fu licenziata e espulsa dall’ordine dei medici. E accusata di omicidio colposo. Quella di dopodomani è la seduta decisiva. Se dovessi vincere, la dottoressa dovrebbe passare un certo periodo in carcere e dovrebbe anche pagare una somma in denaro molto ingente. Inoltre, dopo quei pochi mesi in carcere, avrebbe una fama tale da non trovare più un lavoro. Sbuffo. Smettila, Marco. Non farti paranoie. Niente scrupoli. Nessuno li avrebbe. E neanche io devo averne. Sarebbe solo un errore. Quella donna ha ucciso mia madre. E io non posso lasciare che la passi liscia.
Luca “Marco, non hai fame?” Marco scuote la testa, nella mia direzione, senza, però, alzare lo sguardo. Sembra molto pensieroso, ultimamente. È assente, isolato, più distratto del solito. C’è qualcosa che è cambiato, in questi ultimi giorni. Dopo esser uscito dall’ospedale, non era così triste. Mi ha parlato di Emma, di quanto ci tiene a lei, che ora si sente felice, davvero. Eppure, adesso, c’è qualcosa nel suo sguardo, di cupo, infelice. Come se fosse perso in pensieri tristi, angosciosi. Mi chiedo cosa sia accaduto. Lo conosco abbastanza bene per sapere che c’è qualcosa sotto. “Buonasera” Simone entra in cucina, salutando allegramente. Si siede subito vicino a Marco, ed iniziano a parlare a bassa voce. Non è da me origliare, ma, spinto dall’istinto, mi avvicino alla porta, ascoltando attentamente la loro discussione. “Marco, glielo devi dire: è una cosa molto importante e poi a che serve nasconderlo? Tanto lo scopriranno comunque…” “Simò, te l’ho già detto: non mi va di dirglielo” “Ma perché?” “Perché no” “Perché sei così dannatamente testardo? Cosa ci guadagni a non dirgli nulla?” “Simò, senti…” “Di che state parlando?” La voce squillante di Marta interrompe il loro discorso. “Di niente” “Ah, no?” “No” “No, perché ho per caso sentito…” “Proprio per caso…” “…che state nascondendo qualcosa” “Davvero?” “Cosa?” Entro nel salotto, sedendomi accanto a Marta e fissando Marco intensamente. Sbuffa, roteando gli occhi al cielo. Simone sospira. “Beh, se non ve lo vuole dire lui, allora lo dico io: è arrivata la convocazione per il processo di Monica e la seduta sarà dopodomani” Non ho nemmeno il tempo di aggiungere una parola, che squilla il telefono. Marta afferra la cornetta e risponde. “Pronto? Chi è?… Ah, sì… Si, glielo passo subito” Porge il telefono verso Marco, che lo prende, tremolante. Quando parla, la sua voce è bassa e delicata. “Pronto? Si, sono io… Capisco. Va bene…domani? Ok. Arrivederci” “Chi era?” Lui e Simone si scambiano un’occhiata in tralice. Poi, Marco risponde. “Nessuno”
Marco Mi siedo su uno sgabello, vicino al bancone ed ordino due caffè. Guardo, ansioso, vero l’entrata del bar. Non è ancora arrivata. Nella mia mente, mi sto ancora chiedendo perché ho accettato di incontrarla. So che non è una mossa molto astuta. Ma io non sono mai stato molto astuto. Bevo un piccolo sorso della bevanda calda, stringendomi nel cappotto. Domani mattina, a quest’ora, sarò in tribunale. Ieri sera, ho anche parlato con Federico. Dopotutto, si tratta di nostra madre. E anche lui ha diritto di decidere. Mi ha detto che devo fare come mi dice l’istinto. Abbiamo parlato a lungo. E alla fine, mi ha detto che avrei dovuto fare secondo quel che decido. Ha una grande fiducia in me e gliene sono grato. Sbuffo, guardando l’orologio. Dopo pochi istanti, la porta de bar si apre ed entra una giovane donna, di massimo trent’anni, con un viso stanco ed affaticato ed un’espressione preoccupato che oscura gli occhi celesti. Si avvicina e si siede al mio fianco, porgendomi la mano, che stringo cortesemente. “Sono Luisa Merola” “Piacere” “Mi fa piacere che abbia accettato di incontrarmi. Devo confessarle che non ci speravo” “Mi dia pure del tu. E comunque, io sono un tipo abbastanza imprevedibile” Annuisce, iniziando a sorseggiare il suo caffè. “Come mai ha voluto che ci vedessimo?” La domanda mi esce spontanea dalle labbra, prima che riesca a frenarla, come se si fosse formulata da sola. “Vuole chiedermi di ritirare la denuncia?” Nonostante cerchi di controllarmi, le parole continuano a uscirmi spontanee, senza che riesca a trattenerle. Abbassa lo sguardo, coperto da ciocche di folti capelli corvini. “Se io venissi denunciata, non potrei più lavorare. Dopo quello che successe diec’anni fa, non ho più trovato lavoro. Mio marito è stato ucciso in un incidente d’auto e io sono rimasta sola. Mi hanno persino portato via il mio bambino, di sei mesi” Le sue parole mi stringono il cuore. Non dovrei farmi influenzare in questo modo, lo so. È questo il suo obiettivo. Sfilo una banconota di dieci euro dal portafogli, porgendole al cameriere, e, senza nemmeno aspettare il resto, mi alzo ed esco dal bar.
“Marco! Finalmente, dove sei stato?” La voce di Luca suona carica di preoccupazione e mi raggiunge non appena varco la soglia di casa. Marta mi viene incontro, seguita da Simone ed Emma. È Marta a prendere la parola. “Non accettare di incontrarla, prima del processo” Mi sfilo il giubbino, voltando le spalle a tutti loro. “L’ho vista un’ora fa, a pranzo” Sento Simone sbattere il pugno sul tavolo, ma non faccio una piega. “Avrà cercato di convincerti a ritirare la denuncia” “Quella donna è disperata” “Marco, ma non lo capisci che è proprio su questo che lei conta?” “Datevi una calmata. Lui ha perso la madre, è lui a dover scegliere” Le parole di Luca, seppur delicate, mi fanno irritare. “Tu la denunceresti” Non è una domanda, ma una semplice affermazione. La mano delicata di Emma si posa sulla mia spalla, mentre mi passo le mani fra i capelli. “Marco, dobbiamo fare attenzione. In questo processo, ci sono in palio milioni di euro” La sua frase mi fa scattare all’istante. “Ecco, appunto, io non ho intenzione di arricchirmi per la morte di mia madre”
14.12.09 Ore 9.30 Tribunale Torellino, Via Michele Placida Padula (Milano) Il giudice si alza in piedi, battendo il piccolo martello scuro sulla scrivania. Esco dal tribunale, ancora scosso. Ma ormai, è fatta. La seduta è tolta.
NOTE AL CAPITOLO CANZONE UTILIZZATA: AMOR DE MI VIDA DEGLI ABBA
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
Immagino che l'infermiera l'abbia passata liscia Forse, però, è giusto così Bello questo capitolo, intenso. Si, intenso è l'aggettivo giusto. Sono certa che Marco si comporterebbe davvero così in una situazione del genere; con un cuore grande come il suo, ce ne sono pochissimi E Luca è sempre meravigliosamente comprensivo e giusto e saggio Complimenti alla scrittrice; è sempre più brava
A te la mia fedeltà, il mio coraggio, la lealtà e la mia voce nella gola A te che sei la mia Roma ovunque tu sarai MaisolaMAI
Ed eccomi con il ciappy seguente! Spero non sia troppo breve...
Finalmente tutti i nodi vengono al pettine e si comincia a delineare il finale, che scopriremo solo nel prossimo capitolo! Buona Lettura!! <3
CAPITOLO XXIII
Ma c'é una cosa sola che ti vorrei insegnare é di far crescere i tuoi sogni e come riuscirli a realizzare ma anche che certe volte non si può proprio evitare se diventano incubi li devi sapere affrontare E se ci riuscirò un giorno sarai pronto a volare aprirai le ali al vento e salirai nel sole e quando verrà il momento spero solo di ricordare ch'é ora di farmi da parte e di lasciarti andare Mio cucciolo d’uomo Così simile a me È così grande l’amore che ho per te E per sempre sarò al tuo fianco Pronto a correre per proteggerti da tutto
Marco Cammino lentamente lungo il vialetto che porta a casa di Luca. Alcuni lampioni illuminano la via principale e il cielo notturno è costellato di piccole luci, mentre la luna splende a spicchio, tra loro. Sospiro, gettando a terra la sigaretta e varcando il cancelletto principale. Percorro il vialetto vero la porta d’ingresso come un processato giunge al patibolo. Ed entro. Subito, il gelo della sera viene sostituito dal calore familiare di casa. Mi sfilo il giubbino, mentre Marta, seguita da Emma e Simone mi vengono immediatamente incontro. Non fatico ad immaginare cosa stanno pensando. Glielo si legge in faccia. Si stanno chiedendo cosa ho deciso. La prima a parlare è Emma. “Com’è andata?” Nonostante sappia come la pensi in proposito, non posso far a meno di sorridere. Anche quando la pensiamo diversamente, riesce a farsi adorare da me. Mi sporgo per baciarla a fior di labbra, nascondendo una smorfia. “Il giudice ha deciso che le prove fornite per l’omicidio colposo non erano abbastanza fondate e ha rifiutato l’accusa” “Quindi, non avrà nulla? Lei non pagherà, né andrà in carcere, né nient’altro?” Stavolta, è Marta a parlare. E, dalle sue parole, risulta piuttosto evidente il suo stupore. Simone si avvia in cucina, borbottando fra i denti contro l’inesistenza della giustizia, ampiamente seguito da Marta, mentre Emma si limita a sedersi vicino a loro. Sospiro, appena mi accorgo che non sono più a portata d’orecchio. Mi volto, appendendo il giubbino all’attaccapanni, e sedendomi sul bordo della spalliera del divano. Luca entra dal corridoio, avvicinandosi a me. “Io ti conosco, sai; hai ritirato la denuncia” Scuoto la testa, emettendo un risolino e gli getto le braccia al collo, facendomi abbracciare. “Marco, vieni a mangiare?” Marta mi chiama dalla cucina, a gran voce. Sbuffo, mentre Luca mi trascina di forza, in cucina. Ma sono tranquillo. So che manterrà il segreto. Per me, farebbe qualsiasi cosa. Mi dovrò ricordare di ringraziarlo.
Luca Mi stendo nel letto, coprendomi, mentre allungo un braccio per spegnere la luce, ma, prima che possa farlo, qualcuno bussa alla porta della mia stanza. “Avanti” Marco entra, sedendosi ad un pizzo del letto. Sembra preoccupato. “Marco! È successo qualcosa? Stai bene?” “Si, tranquillo, Luca. È tutto a posto. Volevo solo parlarti” “Vieni” Si siede di fronte a me, a gambe incrociate sul letto, mentre Athena si rifugia tra le sue braccia, in cerca di coccole. Serra gli occhi, come per cercare le parole giuste, poi, sempre ad occhi chiusi, parla. “Luca, tu pensi che io abbia sbagliato?” Sorrido, avvicinandomi di più a lui. “Marco, allora, è un discorso difficile. Io non penso che tu abbia sbagliato, né penso che tu sia stupido. Tu sei solo una persona buonissima e generosissima” “Si, ma io sono sicuro che avresti voluto che io non ritirassi la denuncia” “Marco, il motivo per cui io avrei voluto che tu non lo facessi, è semplicemente perché io, avendo vissuto la stessa esperienza, so cosa si prova, a perdere una persona così importante, ed è innegabile che, anche se magari per tua madre non si poteva fare più niente, è stata la dottoressa accusata a sferrare, diciamo, fisicamente, il colpo che l’ha uccisa. E so quanto tu abbia sofferto e ti assicuro che non c’è nulla che mi fa più male di vederti soffrire. Il motivo per cui volevo che non ritirassi la denuncia è che mi dispiace che una donna che ha provocato, anche se, ne sono sicuro, non volendo, tanto dolore ad una delle persone alle quali voglio più bene al mondo, non paghi per i suoi errori. Il fatto che tu abbia ritirato la denuncia, però, mi fa capire quanto tu sia forte e quanto sia forte la tua capacità di perdonare. E questa è una cosa che mi rende orgogliosissimo di te” Annuisce, guardandomi, un po’ incuriosito. Poi, si illumina in un sorriso sincero ed ingenuo e mi abbraccia. “Grazie, Luca” Sorrido, a mia volta, di fronte alla sua dolcezza. "Sempre, Marco. Sempre e comunque"
NOTE AL CAPITOLO CANZONE UTILIZZATA: MIO CUCCIOLO D'UOMO DI EUGENIO FINARDI
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
Glassie mille! Domani probabilmente arriverà il gran finale!
CITAZIONE
Io guardo sempre e solo alla qualità delle cose
Edited by Sweet Mary - 3/11/2009, 15:59
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
Ed eccomi con il finale anche di questa FF! Buona Lettura!!
CAPITOLO XXIV - EPILOGO
Non ti ho detto mai veramente quello che tu sei per me è difficile spiegare quello che ti riempie gli occhi e il cuore e dà senso alla tua vita. Nessun uomo, sai e nessuna donna può dividerci è una palla di cemento oramai questo nostro sentimento che stringiamo tra le dita
Cinque anni dopo Marco “Marco, Marco! Vieni a vedere questa, non è perfetta?” Marta mi mostra una piccola tutina azzurra, ricamata con merletti e perline. Sembra più una cosa per femmine. Scuoto la testa, contrariato. “No, Marta, per favore, non l’hai vista?! Non voglio che mio figlio assomigli alla versione femminile di una principessa delle favole. Ci vorrebbe qualcosa di più sobrio; semplice, ma non troppo comune; elegante, ma non a messa cantata; carino, ma non esageratamente principesco; simpatico, ma non troppo…” “Marco, così non finiamo neppure per Natale” Marta si volta seccata verso di me, poggiando le mani sui fianchi. Dall’altra parte del negozio, una commessa dai corti capelli corvini ci fissa con aria infastidita. Lo credo bene. È più di un’ora che siamo nel suo negozio e non abbiamo comprato ancora nulla. E, probabilmente, non compreremo nulla. Dai suoi occhi, è piuttosto chiaro che ci vorrebbe fulminare. Se gli sguardi potessero uccidere, io e Marta, in questo momento, saremmo già morti. Per fortuna, però, non è così. Tuttavia, è meglio non rischiare. Rendendomi conto di quanto possa diventare pericolosa la situazione, la afferro per un braccio e, biascicando un confuso “Buongiorno”, la trascino fuori dal negozio. Ci fermiamo di fronte ad un bar ed ordiniamo due gelati. Nel mentre, ci sediamo ad un tavolino isolato e iniziamo a parlare. “Sapete già come lo chiamerete?” Scuoto la testa, desolato. “Emma ha bocciato tutte le mie proposte” La mia migliore amica scoppia in una dolce risata cristallina. “Beh, ti credo; volevi chiamarlo con certi nomi strani: Guglielmo, Domenico, Cristiano…” Offeso, volgo il viso dalla parte opposta del bar. “Che hai contro le mie proposte? Sono geniali!” “Come no! Potresti usare questi nomi con il tuo cane, non certo con tuo figlio!” Scuoto la testa, fingendomi sconvolto. “Certo che voi donne siete proprio tutte uguali; avete tutte la stessa mentalità psicopatica. Ah, se non ci fossimo noi uomini…” “Risparmiami la solita parte da maschi maschilisti, per favore. Ma io proprio non capisco come faccia Emma ad averti fra i piedi ventiquattr’ore al giorno” “Che domanda è? È mia moglie! E mica dall’altro ieri, sai; da cinque anni, quasi, ormai” “Povera” Le rivolgo uno sguardo fintamente offeso, mentre una gentile cameriera ci porta i gelati. “Grazie” le dico, rivolgendole un ampio sorriso, dovuto più alla gioia dell’aver davanti a me questo meraviglioso gelato. Ricambia, lusingata. “Di nulla. Qualsiasi cosa tu voglia, chiamami subito. Ti posso dare tutto” Questa storia del dare tutto mi sembra già sentita. Dev’essere un modo di dire molto comune fra le donne. Marta mi rivolge uno sguardo di rimprovero. La ricambio, confuso. “Che ho fatto?” “Ma ti sembra il caso di metterti a flirtare con la prima che capita, quando tua moglie è incinta di tuo figlio?” “Io non sto flirtando con nessuno, è lei che è stata tanto gentile da rendersi disponibile, per ogni mia necessità” Finisce di mangiare il gelato e, senza nemmeno aspettare che io finisca il mio, mi afferra per un braccio e mi trascina vicino alla toilette delle donne. “Ci metto un minuto. Tu resta qui e aspettami” Annuisco. “Va bene” Mi avvicino ad una finestra e accendo una sigaretta. Inizio ad inspirare il fumo, prima che la porta del bagno accanto a me si para improvvisamente. “Marco!” “Simona?!” Getto a terra la sigaretta, abbracciandola. È da tantissimo tempo che non la vedevo. Solo ora, mi rendo conto di quanto mi sia mancata, in tutti questi anni. I capelli sono più chiari e sembra molto più femminile, nei movimenti e nel modo di fare. “Come stai?” “Bene! Ma dimmi di te: so che tu ed Emma aspettate un bambino” “Si, dovrebbe nascere presto” “Allora, auguri, papà” Scoppio a ridere, divertito. Papà. È un termine strano, che mai e poi mai avrei usato per definirmi. Ma oggi, sono felicissimo ed orgogliosissimo di farlo. “Grazie” “Marco, andiamo?” Marta esce dal bagno accanto e posa lo sguardo prima su me, poi su Simona, ed infine sulle mie mani, poggiate ancora sui suoi fianchi. Arrossisco improvvisamente, e mi allontano un po’. “Simo, io ora devo andare, ma voglio che ci sentiamo presto, va bene?” Sorride, baciandomi dolcemente una guancia. “Contaci. Ciao!” La osservo allontanarsi, poi mi giro. Marta mi squadra cn aria nervosa. “Che c’è?” “Aspetta che tua moglie scopra che ti sei rincontrato con quella lì” “Quella lì è una mia amica. Ed io sono un marito molto fedele” Sbuffa, afferrandomi per un braccio e trascinandomi per la strada. “Si, andiamo, marito fedele”
Luca “Luca, è assurdo. Guardami: sto diventando sempre più grassa. Di questo passo, assumerò le sembianze e le dimensioni di una giovane orca assassina” Emma continua a disperarsi, accarezzandosi con espressione amorevole il ventre rotondo. Mi avvicino, porgendole un bicchiere d’acqua. “Grazie” Lo beve, tutto d’un fiato, prima di ricominciare a lamentarsi. “No, dico: tu mi ha mai vista in questo stato?” Sorrido, di fronte alla sua indignazione. Prima che possa avere il tempo di risponderle, però, la porta d’ingresso si apre e Marco e Marta varcano la soglia. Marco si siede subito sul divano, accanto e me, poggiando la testa sulla mia spalla. Gliela accarezzo delicatamente, comprensivo. Già immagino quello che Marta gli avrà fatto passare. Probabilmente, gli avrà fatto fare il giro di tutti i negozi di Milano, per trovare una tutina adatta al piccolo Carta. Da quando Emma ha scoperto di essere incinta, Marta si è data alla pazza gioia. Mi è sembrato così strano vedere Marco, che mi è sempre apparso più bambino che adulto, caricarsi una responsabilità del genere e sono rimasto orgoglioso di come non si sia tirato indietro, ma di come abbia affrontato tutto con la massima serenità e serietà. Le parole che mi ha detto quando l’ha saputo mi hanno molto colpito. Luca, diventerai nonno Mi hanno toccato tanto e sono stato felice della sua decisione di stabilirsi a Milano, in modo da venirmi a trovare spesso. Praticamente, passa più tempo qui che a casa sua, cosa che, sia Marta sia Emma, gli hanno rimproverato spesso. Tuttavia, questa situazione del bambino ha reso felici tutti. E subito abbiamo iniziato a pensare alle sue cose. Anche se Marta si è rivelata una consulente a dir poco asfissiante. “Luca, ti prego, aiutami! Tu non sai cosa mi ha fatto fare Marta: mi ha fatto vedere un miliardo di negozi e tre miliardi di tute! Non ne posso più” Sorrido, accarezzandolo. Marta interviene, prima che possa consolarlo. “Non ti azzardare a difenderlo, Luca; reagirei in maniera inconsulta. E poi, è il solito esagerato: un miliardo di negozi, tre miliardi di tute… Abbiamo solo fatto un giretto e visto qualche tutina” “Azzo, un giretto! Conosco a memoria tutti i prezzi, i tessuti e gli stili di tutte le tutine esistenti” “Ah, Emma, a proposito: tu non sai cosa è successo. Perché tuo marito, è un Don Giovanni, vero e proprio” “A proposito di che scusa?” “Taci, Marco, per piacere e fammi parlare. Ti dicevo: tuo marito è stato ampiamente corteggiato da un’avvenente cameriera che si è gentilmente messa a disposizione offrendogli tutto quello che poteva dargli. Per non parlare di Simona, che, dovevi vedere, come se lo abbracciava…” Marco arrossisce violentemente, nascondendo il viso nella mia spalla. Sorrido, coprendolo. Emma poggia il bicchiere vuoto sul tavolino, iniziando a tamburellare il piede sul pavimento. “Hai qualcosa da dire, marito?” “No” Sbuffa, osservandolo con espressione irata. “Lo sai che gli sbalzi d’umore fanno male alle donne incinte?” “Ti assicuro che fanno più male ai mariti delle donne incinte” “Dici?” “Proprio” Mi alzo, avviandomi in cucina, seguito da Marta. E ricambio il sorriso colpevole di Marco.
Marco Mi alzo dalla poltrona, raggiungendo Emma sul divano. Le cingo i fianchi con le braccia e li rivolgo uno sguardo da tenero cucciolo smarrito. “Dai, amore: lo sai che amo solo te. Davvero” “No e poi no. E non mi fare quello sguardo, che stavolta non ci casco” Sorrido furbamente, prima di iniziare a baciarle lentamente il collo, salendo sul mento e poi dietro l’orecchio. “Dai, amore…” La sento sbuffare, poi mi bacia sulle labbra. “Perdonato. Ma da adesso il poi, fai il bravo” “Sarò perfetto” “Lo spero bene” “Anch’io”
Marta entra in salotto, seguita da Simone. Continuano a bisticciare su quale sia la fresella migliore. Oddio. “Assaggiate la mia: ricetta crotonese” “La mia è più buona: napoletana” Sorrido, mentre Emma le assaggia, dando ragione a Marta. E figurati se non se paravano, tutte e due. Il campanello suona, nella confusione generale. Vedo, con la coda dell’occhio, Marta che va ad aprire. “Marco, c’è un bambino che vuole te” Incuriosito, mi alz e raggiungo l’ingresso. Sulla soglia, aspetta un bambino di massimo cinque anni, dai folti capelli scuri ed un paio d’occhi azzurro cielo. Quando parla, la sua voce suona delicata e un po’ roca. “Lei è il signor Carta?” “Si. Dimmi” “Si può abbassare per favore?” Mi abbasso, sino ad arrivare alla sua altezza. “Dimmi” Mi bacia delicatamente una guancia. “Mamma mi ha detto di darle un bacio e di dirle grazie” Il bambino si volta, raggiungendo una macchina blu scura, alla cui guida c’è una donna dal viso familiare, meno stanco ed affaticato dell’ultima volta che l’ho vista, al processo di cinque anni fa. Sfioro il punto in cui le labbra del bambino mi hanno toccato e ritorno in salotto, ancora un po’ scosso.
“Dai, Marco, non può essere così male” “Ti assicuro di sì, Luca. Avresti dovuto vedere che cosa voleva comprare per mio figlio” Mi siedo accanto a Luca, sul letto, affondando la testa nel cuscino, posato sulle sue gambe. “E avete deciso finalmente come lo chiamerete?” Esito, poi annuisco. “Emma ti ha convinto?” Scuoto la testa, contrariato. “Mai. Sono stato io a convincere lei. Come ben sai, riesca ad essere molto, ehm… persuasivo, quando voglio” “Limitati a quest’informazione grazie” “Figurati” “E allora? Come ci chiamerà? Spero che la tua persuasione abbia portato ad un risultato decente” “Anche meglio. Si chiamerà Luca” Luca mi accarezza delicatamente una guancia, baciandomi la tempia. “Grazie, Marco” “Ma guarda che non è per te; è per il mio venditore di caramelle preferito” Luca ride, lanciandomi un cuscino, “Come ti senti, Marco?” “Strano. Insomma, non avrei mai immaginato che nella mia vita sarei arrivato a diventare papà. Ma è una sensazione stupenda. Davvero” Annuisce, amorevole. “È la stessa sensazione che provo io quando guardo te” Annuisco, gettandogli le braccia al collo. Mi scompiglia i capelli, sorridente. “Ah, a proposito, ho un regalo per te” Curioso, afferro il sottile pacchetto in carta gialla che mi porge. Lo apre e ne estraggo un piccola tutina azzurro cielo, semplice, ma con il disegnino del mare sul ventre e il pizzo bordato di bianco. “È perfetta” Alzo lo sguardo e lo abbraccio. “Perfetta” Poi, il mio cellulare squilla. “Pronto?” Una voce concitata inizia a snocciolarmi un fiume di parole confuse dall’altra parte della cornetta, ma sembro ascoltarne solo la metà. Lentamente, abbasso il telefono. Luca mi osserva stranito. “Marco, che c’è? Tutto a posto?” “Luca, è nato. Mio figlio è nato. Sono padre”
*Fine*
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥
Carinissima e dolcissima questa FF Specialmente nell'ultimo capitolo, brave brave crescete sempre di più mie piccole scrittrici abuahauauauhahuahu No scherzo, siete davvero tutte brave!!
«And you are still here ♥»
Arianna, Stefano.
So the lion fell in love with the lamb. What a stupid lamb. What a crazy, masochistic lion.
credits to: me | ,bisku | frambouaz@livejournal | ,cet
L’amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano io non mi ci vedo. Non sarei altrettanto felice a giocare con un'altra maglia, che la Roma compri o non compri campioni perché io gioco per la Roma, non per la società. Non sapete Roma che significa. La Roma è un orgoglio♥